Nevio Spadoni è nato a San Pietro in Vincoli
(Ravenna) nel 1949, e da pochi anni vive a Ravenna. Allievo di Enzo Melandri
all’Uni-versità di Bologna, si è laureato con una tesi sul filosofo spagnolo
Xavier Zubiri, e ha insegnato Filosofia in diversi licei di Ravenna. Una sua
raccolta di poesie in dialetto, con prefazione di Ezio Raimondi, è stata pubblicata
da Raffaelli editore. Ha curato poesie dialettali e ha ottenuto diversi premi.
Ora è uscito Anàstasis (L’arcolaio),
con interventi di Giorgio Bárberi Squarotti ed Eberhard Bons. Il libro è
costruito in tre quadri, o stazioni di argomento religioso. Bárberi Squarotti
scrive a un certo punto: “È la voce aperta, dispiegata, altissima della
certezza della speranza […] in forza dello straordinario ossimoro di cui
Spadoni si avvale. Si affollano le citazioni bibliche, come spiegazioni del
significato della storia e delle forme dell’esistenza”.
Voce
Natura
debole
capricciosa
avida,
cuore tinto
di passione
infetta.
È uscito,
sempre per L’arcolaio, Dopo questo
inverno di Luciano
Benini Sforza. Nato a Ravenna, Benini Sforza Ha studiato presso la
Scuola Normale di Pisa. Insegna materie letterarie e vive a Marina di Ravenna.
Si è occupato di poesia dialettale,
e come poeta
ha pubblicato molti volumi, tra cui Viaggio
senza scompartimento (Mobydick) e Nel
fondo aperto degli occhi (Raffaelli Editore). Dopo questo inverno è un buon
libro antilirico , e sublime, come sono sublimi la salsedine, la terra, l’acqua
per irrigare i campi. Jean Soldini, nella prefazione, si esprime così: “Pioggia,
acqua, mare su quel pavimento, su quella città che è anche andare al largo. L’acqua
e la terra che ritroviamo in quelle costole nude che sono i calanchi, in quei
solchi profondi provocati da erosione di superfici impermeabili eppure
facilmente disgregabili […] È la condizione terrestre: più acqua che terra, un
quarto di terra e tre quarti d’acqua”.
Il gioco fra le pietre
Del muro
consistente
ho la sensazione
netta
durante lo
spostarsi del mio fuoco,
col mio
andare e apparire in mezzo alle
vite.
Ma il gioco sta nelle pietre, nell’erba
che si
incastra, nel guizzo
di una
lucertola in fuga
che lo
spacca.



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