sabato 15 giugno 2013

SU "POESIA" DI GIUGNO 2013, ROBERTO CARIFI PARLA DI DUE LIBRI ARCOLAIO: "ANASTASIS", DI NEVIO SPADONI, E "DOPO QUESTO INVERNO" DI LUCIANO BENINI SFORZA



PER COMPETENZA, DI ROBERTO CARIFI




RIVISTA “POESIA” NUMERO DI GIUGNO 2013


Nevio Spadoni è nato a San Pietro in Vincoli (Ravenna) nel 1949, e da pochi anni vive a Ravenna. Allievo di Enzo Melandri all’Uni-versità di Bologna, si è laureato con una tesi sul filosofo spagnolo Xavier Zubiri, e ha insegnato Filosofia in diversi licei di Ravenna. Una sua raccolta di poesie in dialetto, con prefazione di Ezio Raimondi, è stata pubblicata da Raffaelli editore. Ha curato poesie dialettali e ha ottenuto diversi premi. Ora è uscito Anàstasis (L’arcolaio), con interventi di Giorgio Bárberi Squarotti ed Eberhard Bons. Il libro è costruito in tre quadri, o stazioni di argomento religioso. Bárberi Squarotti scrive a un certo punto: “È la voce aperta, dispiegata, altissima della certezza della speranza […] in forza dello straordinario ossimoro di cui Spadoni si avvale. Si affollano le citazioni bibliche, come spiegazioni del significato della storia e delle forme dell’esistenza”.
Voce

Natura debole
capricciosa
avida,
cuore tinto
di passione infetta.







È uscito, sempre per L’arcolaio, Dopo questo inverno di Luciano Benini Sforza. Nato a Ravenna, Benini Sforza Ha studiato presso la Scuola Normale di Pisa. Insegna materie letterarie e vive a Marina di Ravenna. Si è occupato  di  poesia  dialettale,  e  come  poeta ha pubblicato molti volumi, tra cui Viaggio senza scompartimento (Mobydick) e Nel fondo aperto degli occhi (Raffaelli Editore). Dopo questo inverno è un buon libro antilirico , e sublime, come sono sublimi la salsedine, la terra, l’acqua per irrigare i campi. Jean Soldini, nella prefazione, si esprime così: “Pioggia, acqua, mare su quel pavimento, su quella città che è anche andare al largo. L’acqua e la terra che ritroviamo in quelle costole nude che sono i calanchi, in quei solchi profondi provocati da erosione di superfici impermeabili eppure facilmente disgregabili […] È la condizione terrestre: più acqua che terra, un quarto di terra e tre quarti d’acqua”.

Il gioco fra le pietre

Del muro consistente
ho la sensazione netta
durante lo spostarsi del mio fuoco,
col mio andare e apparire in mezzo alle
       vite.
Ma il gioco  sta nelle pietre, nell’erba
che si incastra, nel guizzo
di una lucertola in fuga
                                          che lo spacca.




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