giovedì 20 giugno 2013

LA POTENZA CAMPANA DEL VERSO: CARMINE VITALE E FRANCESCO FORLANI - CASERTA E SALERNO




Carmine Vitale e la sua scrittura affollata, rischiosa, affascinante, intermodale, di cuore, del sangue, di terre lontane ad est, a nord. Il suo verso è oggettivo, è tutto & tutti. Grandi poeti dell'europa orientale si danno la mano per inseguire la radice dell'uomo, così come il cetaceo mostruoso degli oceani, che potrebbe essere la nostra radice, il nostro dio, ci viene incontro attraverso ritrovamenti acquei, incorruttibili. Questa di Carmine è poesia fiume, epica e sontuosa. Ma è pure l'empito della semplicità, il ricordarsi di un piccolo gesto, come darsi la mano o taccare il cuore di chi si ama.
Innamoratevi pure di questa forma di espressione; l'autore sarà lì con voi, pronto ad accompagnarvi nelle fluide falde della crosta terrestre e dei sogni relativi. 






  Francesco non ha tregua, si muove fecondo verso l'esposizione al massimo grado dell'euforia. Inizia con lui una lunga canzone fatta di lingue diverse -l'italiano e il francese - miscelate in modo sorprendente con il dialetto casertano, in una sorta di coriandolo, di giostra che non ha soluzione di continuità. Le gambe delle donne, la segnatura del loro incedere così flessuoso, gratificante al senso dell'equità. I treni dei suoi viaggi, le canzoni delle memorie, dei genitori, della napoletanità stile anni Cinquanta, stile Sophia e Vittorio, e Clark Gable, nel colore dei pomidori, nel buio delle gallerie dell'appennino meridionale, verso la Puglia, verso performance e verso il senso del bilancio di una vita ancora nel suo pieno intender delle cose. Capita, allora, di redigere un testamento mentre il convoglio affronta Monterosso delle Cinque Terre, oppure quando l'anonimo intercity varca le colline montane vicino a Benevento. Questo Peso del ciao rappresenta tutta la leggerezza dell'esistenza vissuta fuori dei gangheri, ma tutta all'interno di un cuore.   


                      

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